Stagione Teatrale 2019 – 2020

Di ampio carattere internazionale, la danza rimane l’elemento performativo centrale della prossima stagione teatrale.
Dalle rappresentazioni sceniche più pure di quest’arte in movimento a quelle che si si intrecciano con linee artistiche eterogenee quali la musica e la danza acrobatica del circo contemporaneo.
Come per il teatro di prosa, la danza in tutte le sue dimensioni, può incentrarsi quindi sulla conservazione integrale della tradizione, regale e onirica, come avviene nel balletto classico della Compagnia moscovita di Evgeniya Bespalova, oppure rielaborare l’impianto estetico come nell’Alice nel paese delle meraviglie tratto dal romanzo fantastico di Lewis Carrol del 1865. Quest’ultimo portato in scena dal Circus Theatre Elysium di Kiev con un cast di 30 ballerini – acrobati rivendica l’autonomia del linguaggio di scena esaltandolo con scelte scenotecniche avveniristiche senza tralasciarne, tuttavia, la funzione narrativa del racconto originario….
Dall’est del mondo al sud-America: Buenos Aires. Buenos Aires.
Jorge Luis Borges scrisse che la sua città non era mai nata, la riteneva eterna quanto l’acqua e l’aria.
Ed è proprio da questa città, capitale del tango, che Yanina Quiñones e Neri Piliù iniziano il loro viaggio. L’intimità più segreta si trasforma in abbraccio universale in La Noches de Buenos Aires.
Il corpo di ballo, Tango Rouge Company, accompagnato dalla Tango Spleen Orquestra dal vivo, è un viaggio nella storia del tango argentino capace di raccontarne emozioni, dalla strada al palcoscenico.
Quanto mai attuale, la stagione teatrale, ci porta un’altra grande storia del ‘900: il rock ‘n roll. Portato in scena dal più irriverente dei pianisti contemporanei, Matthew Lee.
Riconosciuto in tutto il mondo per il suo essere artista eclettico, lo spettacolo gioca con tutte le gradazioni del ritmo, passando per lo swing, il soul, il jive, il charleston.
Il virtuosismo del grande pianista entra e rivisita le atmosfere degli anni ’50 con la passione che lo contraddistingue annulla quel confine invisibile tra spazio scenico e spettatore trasformando il teatro in una macchina del tempo.

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